Non parlero’ di Bukowski..

24 09 2008

.. ma un’introduzione si rende necessaria.
Bukowski era uno scrittore.
Lui vedeva nelle cose; e poiche’ vedeva, sapeva delle cose.
E, come tutti coloro che vedono e che sanno, era pazzo.
Con la follia, per essa o grazie a essa, scriveva. E pure bene. Ma in realta’ non scriveva, narrava; ma nemmeno narrava, ti fa narrare, o meglio regala quell’unica sensazione che siano i tuoi occhi a scrivere, che siano loro che, vedendo nelle cose, stiano concatenando lettere su un foglio.
Bukowski era uno scrittore, pazzo, che vedeva e sapeva, e che non scriveva, ma di lui non voglio parlare.
Perche’ e’ famoso.
E’ uno di quegli scrittori che quando dici il loro nome la gente dice “aaaAAAHhh” con quella parabola concava verso il basso e il sopracciglio alzato che si trauce in “che palle!”. Comunque quando al nome di uno scrittore qualcuno fa “aaaAAAHhh” vuol dire che e’ famoso, e al nome del vecchio Charles molti fanno “aaaAAAHhh”. Anche io.
Non voglio parlare di lui, e nemmeno di me, di come lo ho compreso, apprezzato, assimilato; di come i miei occhi abbiano composto le lettere del suo libro come migliaia di occhi prima di me, decine, probrabilmente, insieme a me. Appunto. Decine in tutto il mondo, decine di persone con cui non potrei mai comunicare, perche’ non ci capiamo, ma capiamo lo stesso libro, i nostri occhi compongono le stesse parole.
Io voglio parlare dei Perfetti Sconosciuti che appaiono sotto l’ignota voce “Traduzione:”.
Di molte cose scritte si apprezzano i contenuti, sono loro a far rumore, a muovere e a commuovere, a far pensare e ridere, sono i contenuti che fanno di un libro un gran libro.
Non e’ vero.
E’ la forma, con essa si puo’ raccontare tutto. E’ la forma che rende grande uno scrittore. E’ la forma che il Perfetto Sconosciuto deve tener da conto. Io ho, forse, apprezzato Bukowski per come scriveva, in realta’ amando come lo ha scritto il Perfetto Sconosciuto. Di chi mi devo ritenere ammiratore quindi?
Volevo parlare di tutti Sig. Perfetto che lavorano nell’ombra confezionando piccoli miracoli. Ma forse non l’ho fatto. Amen.
Un tempo si scriveva e c’era chi si impegnava a illustrarli per renderli piu’ comprensibili.
Un tempo si scriveva e c’era chi si impegnava per renderli semplicemente comprensibili.
C’era una volta il Manzoni illustrato dal Dore’.
Ci sara’ una volta il Bukowski tradotto dal Paolini.

Alexander


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