Istantanea di lucidita’. (parte seconda)

12 12 2008

“.. ma dimmi un po’, se non ci fosse (stata) Hollywood, ameremmo allo stesso modo?..”

Love, love, love, kiss, kiss.. bla, bla, bla.

Alexander





Istantanea di lucidita’.

9 12 2008

Il natale e’ sublimazione del declino

Alexander





Giuro..

20 11 2008

..sembra incredibile, ma cominciano ad arrivare i primi commenti relativi a quest’angolino un po’ particolare.

Accolti con piacere i complimenti (uno), e’ ben inteso che uno Scrittore attento alla Critica come me presti maggiore attenzione alle lamentele (molte), le ascolti, le assimili, le comprenda, spieghi gli errori al suo amato Pubblico, e li corregga, infine.

Il commento (negativo) piu’ frequente, quasi costante, e’ relativo alla lunghezza dei miei Articoli. Troppo lunghi, prolissi, sebbene interessanti; in pratica, la gente si rompe il cazzo a leggerli. Bene. Giuro che esercitero’ la mia capacita’ di sintesi fin da subito.

Ogni volta che mi imbatto in una lamentela del genere, d’altro canto, non so perche’, assai probabilmente per turbe mentali originate dal mio torbido e oscuro passato, mi riecheggia in testa una dichiarazione di Umberto Eco, che lessi di sfuggita, non so dove, non so quando e nemmeno il perche’. L’intervistato, reduce dai clamorosi successi de “il nome della rosa” e “il pendolo di Foucault”, dopo aver incassato i complimenti (molti) si trovo a far fronte anche a una critica (una) che, a questo punto, suona un po’ tutti familiare. Gli si imputava infatti una certa prolissita’ narrativa e osticita’ lessicale soprattutto nelle parti iniziali dei suoi libri, che abusavano di lingue straniere, e lingue morte, di corpose descrizioni e di “side story” davvero poco inerenti alla trama principale.

La risposta del nostro ammirato autore fu, come se ce ne potessimo stupire, arguta e, a mio modesto parere, geniale. Sosteneva, infatti, di non essere affatto colto impreparato dalla critica, anzi, questo era proprio il suo obiettivo. Il primo centinaio abbondante di pagine, in entrambe le opere prese in considerazione, rappresentavano quella che per lui era una “prova per il lettore”. Solo chi davvero interessato ed abile a comprendere la trama, il messaggio, e la morale delle sue opere sarebbe stato in grado, o avrebbe avuto semplicemente la voglia, di superare tale scoglio, ricevendo, come premio, una spettacolare esperienza letteraria (si, si, quest’ultima parte l’ho enfatizzata io).

Detto questo: attenzione! Sia ben chiaro, io, mai e poi mai, innalzero’ le mie quattro righe al livello delle migliaia scritte da un tale Autore, io scrivo cosi’ perche’ cosi’ so (o non so) fare, perche’ cosi’ mi piace, e cosi’ mi pare; d’altro canto, pero’, e’, per me, inevitabile riflettere profondamente su tutta questa questione, e, naturalmente, analizzarla, oltre che da un punto di vista generico, applicandola al web, sede dei miei scarabocchi.

Eco, con la sua prova, a cosa mirava? a selezionare i propri lettori, come detto, sia sotto il punto di vista culturale, sia, e soprattutto a mio modestissimo parere, sotto quello applicativo. Eco voleva che chi si apprestava a leggere fosse seduto, comodo, concentrato, e non avesse ansia di leggere una pagina dopo l’altra, di giungere alla fine. Il suo scopo era ragionevole al di la di ogni dubbio, sicuramente io lo condivido; sintetizzando (visto?) voleva che il suo lettore tipo fosse un individuo che, semplicemente, provasse il “piacere di leggere”.

Insieme a questo ricordo con affetto i tempi del debutto “mass market” internettiano, quando in vendita c’erano i modem 33k, e i 56k costavano un sacco di piu’; mi ricordo il libero@sogno, tariffa con la quale potevo navigare convenientemente dalle ore 20 alle ore 8, e che per le ricerche si utilizzavano siti del calibro di Virgilio, e SuperEva (!!!), ma soprattutto ricordo che caricare una pagina richiedeva il suo tempo, e che per questo aprivi solo quel sito che ti interessava, e utilizzare piu’ finestre di navigazione, beh, era solo un esercizio di fantasia. Possiamo, a conti fatti, sostenere la tesi secondo la quale col 33/56k la “prova per il lettore” era insita nel concetto stesso di navigare la rete. Ci si connetteva, ci si sedeva, comodi, e concentrati a trovare le informazioni necessarie, senza l’ansia di caricare una pagina dietro l’altra. Il navigatore tipo era un individuo che, semplicemente, provava il “piacere di navigare”.

poi l’evoluzione/rivoluzione delle connessioni ad alta velocita’, non piu’ limiti per soddisfare la domanda; ad un aumento di velocita’ disponibile, corrisponse una proporzionale “fame informatica”, sia essa intesa in senso stretto, od in senso lato.

La fame, in un secondo momento, si e’ trasformata in “delirio di informazioni”, in forsennata ricerca di dati, file, download, film, musica, applicazioni, comunita’, attivita’, mail, insomma una costante ricerca, fine a se stessa, per riempire una banda che, comunque, avremmo voluto sempre piu’ larga, per riempire hard disk sempre piu’ voluminosi.

Da questo formicaio di attivita’ e’ nato il web 2.0, massima espressione e conseguenza di questa situazione. Nel momento in cui l’offerta di informazioni e’ diventata criticamente scarsa in rapporto alla domanda, l’evoluzione naturale del web e’ stata rendere offerta il soggetto stesso che la domandava. Ora l’utente medio e’ sia produttore che consumatore, freneticamente attivo in entrambi i ruoli, e, finalmente, la rete basta a se stessa.

Ma.

Pur volendo sorvolare sulla pulsione voyeuristica che ha spinto al successo di tale evoluzione, non possiamo far a meno, adesso, rileggendo poche righe piu’ in alto, di prendere atto di come il nostro “navigatore tipo” sia mutato, e con lui anche la nostra assocciazione con il “lettore tipo”. Se riflettiamo un attimo (non vi chiedo di piu’) ci rendiamo conto facilmente che in preda a questa frenesia, le nostre abitudini di navigazione sono cambiate, dovendo produrre info, ma anche assimilarne, ormai infinite, il tempo medio che dedichiamo ad una pagina web, singola, e’ pari a pochissimi secondi, per i piu’ abili anche meno. Approfondendo il concetto, se la pagina che apriamo non ci da subito le informazione a cui ambivamo, ed e’ lunga, complessa, o semplicemente poco accattivante, finisce nel cestino, dimenticata, senza appello dopo un giudizio di pochi decimi di secondo. In questa situazione, pero’, di quanto leggiamo, qual’e’ la percentuale di apprendimento? quante delle informazioni che acquisiamo vengono elaborate in concetto? Qual’e’ a conti fatti il fine di tutto questo aggiornamento, non-apprendimento personale? Posso azzardare un numero stupefacentemente prossimo allo zero?

Ebbene? preso atto di cio’?

Nulla.

Se non che me ne sbatto il cazzo se mi dite che gli articoli sono lunghi, perche’ il problema e’ nostro, non mio. E sinceramente spero di essere stato abbastanza sintetico.

Alexander.





La Diversità

12 11 2008

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5 Novembre..

9 11 2008

..e oggi dal suo giacilio, in camera sua, in quella di un albergo o di un ospedale, oppure da sotto un ponte, si alza, se ha dormito, magari ha lavorato e sta tornando a casa solo ora, un uomo diverso.

Quello che si stiracchia, stanco o riposato, con gli occhi, comunque sia, impastati dal sonno, a parte l’apparenza, e’ un uomo consapevole; e, finalmente, davanti allo specchio, consapevole della propria consapevolezza.

Quello di oggi, e’ coraggioso, o quanto meno non e’ mai stato tanto certo di esserlo, benedice di esistere, perche’ e’ per giorni come questi che vale la pena essere venuti (e rimasti) al mondo; e’ certo di essere entrato nella storia. E’ un uomo piu’ forte.

Scopre di essere tornato un sognatore, capace di credere nell’impossibile, nelle illusioni, di aver abbandonato il cinismo e il pessimismo, di sapersi abbandonare alla speranza, per disperazione.

E’ con la testa tra le nuvole, oggi, e ama di piu’. Vive un mondo migliore, nuovo; e’ piu’ simile ai suoi simili, e oggi li sente particolarmente tali.

E’ incoscente, non pensa a domani, oggi c’e’ solo oggi, e soprattutto non e’ piu’ ieri, finalmente. E’ tronfio di se perche’ i libri parleranno di lui come si parla oggi dell’uomo rinascimentale, il medioevo e’ finito.

“…And they lived happily ever after…” il male si e’ estinto, l’orco e’ stato battuto, il mondo strabuzza gli occhi alla luce. E non importa che il mostro fosse proprio lui, quest’uomo; che fosse la sua mente, e quella di tutti i suoi simili, che allora non erano per nulla simili, ad aver non solo generato ma anche portato in alto, e fatto rimanere al loro posto, mostri.

Fa nulla, quest’uomo e’ anche piu’ napoletano, “chi ha avuto, ha avuto; e chi ha dato, ha dato”, punto.

“…And they lived happily ever after…” perche’ oggi si puo’ essere anche Hollywoodiani, oggi e’ vero cio’ che qualche anno fa era azzardata finzione. E’ quindi condizionato? influenzato? malato questo giorno? no signori, oggi e’, solo perche la comunita’, la comunita’ tutta, ha voluto che fosse! La comunita’ tutta! Tv, cinema, mondo dello spettacolo, e tutto il vicinato. Tutta!

Quindi, non importa del come, ne del perche’, l’importante e’ che la lavagna sia bianca, perche’ il nostro protagonista oggi e’ anche sincero, e si confessa un po’ calcolatore, i mostri non piacciono piu’, il loro fascino iniziale e’ andato sbiadendo, tramutandosi infine in nausea e disprezzo. Conviene, e’ convenuto, e converra’ cambiare, poiche’ quest’uomo, quest’oggi, vuole piu’ soldi in tasca. Vuole, giustamente, piu’ per se, che per altri; del resto degli altri si sono occupati i mostri, e abbondantemente, direi.

Da oggi il nostro amico sara’ meno globalizzato, e piu’ country, da un po’ di tempo a questa parte infatti ha capito che chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni; e l’uomo si meraviglia che non sia diventato uno slogan, elettorale magari, scritto su milioni di cartelli.

(non c’erano vero?)

Nell’i-pod oggi carichera’ un po’ meno heavy metal, e mettera’ un po’ piu’ beatles, al bar berra’ il caffe’ salutando con un sorriso il suo vicino, lavorare e studiare sara’ meno pesante, e la pioggia insomma non bagnera’ poi cosi’ tanto, dai.

Ora doccia, barba, e profumo,  bisogna essere belli oggi, perche’ oggi e’ un bel giorno, adeguiamoci, oggi e’ la svolta, oggi e’ storia, e da questo punto in poi’ tutto andra’ meglio, il futuro ci sorride, e i mostri son stati sostituiti da sogni.

“…And they lived happily ever after…”

Poi domani ci si svegliera’.

Good Morning America.
Alexander.






Il meraviglioso concetto di Fiducia.

30 09 2008

E’ indubbio che la razza umana non faccia della fiducia quella che si potrebbe definire la colonna portante della sua evoluzione.
Siamo sommersi di lampanti esempi di fiducia mal riposta da secoli, a ben vedere gia’ prendendo in considerazione il peccato capitale si puo’ notare come il primo uomo fosse un tipo piuttosto inaffidabile; partendo da questo esempio si possono scrivere pagine e pagine di libri di storia. Accampamenti traditi, regni venduti, regnanti assassinati, invenzioni rubate, teorie plagiate, tutte nobili azioni compiute, il piu’ delle volte, da compagni, amici e fratelli.
Cazzo vatti a fidare eh!

Ma l’uomo non e’ stupido, grazie a dio, no che non lo e’! ed e’ per questo che nel corso degli anni ha cercato di porre rimedio con polizia, notai, controlli, certificazioni, brevetti, allarmi telecamere e via dicendo.
Ora la musica e’ cambiata, a livello globale siamo molto piu’ sicuri non c’e’ che dire. L’uomo comune si sente piu’ tutelato.
E’ forse per questo che ora l’attenzione si sposta piu’ sul singolo, le preoccupazioni sono rivolte a qalcosa di piu’ intimo; il sentimento di sfiducia ora si sposta su amicizie, rapporti lavorativi e in senso piu’ lato nei confronti di chiunque abbia modo di interfacciarsi con noi.
Ora, tenendo conto che un po’ tutti ci pigliamo delle inculate piu’ o meno clamorose, sempre piu’ spesso si sente dire: “ah io mi fido solo di me stesso”, “a parte la mia migliore amica, beh, non mi fido di nessuno”, “la fiducia e’ una cosa preziosa, non la do certo al primo che passa”.
Certo, comprensibile, giusto, non fa una piega.

Cazzata!

Mai come oggi, cerchiamo di essere onesti, mettiamo la nostra vita nelle mani altrui, anzi, a ben vedere, la si mette sempre piu’ spesso nelle mani di cose!
Piccolo emo sfiduciato quando ti alzi e prendi il tram, non metti forse la tua incolumita’ nelle mani di un perfetto sconosciuto che conduce il mezzo?
piccola delusa, quando per dare una svolta alla tua vita e ti fai una nuova acconciatura, non ti sfiora nemmeno l’idea che chi ha tra le maniquel paio di forbici potrebbe aver avuto davvero una pessima giornata e….
piccolo ribelle new age, quando guidi tronfio la tua macchina nuova sei sicurissimo che nessuno mettera’ in dubbio un concetto banale come “col rosso non si passa”?

Quando TU prendi una funvia, un aereo, quando compri la carne dal macellaio, quando ti bevi un bel cocktail, quando mangi al ristorante, quando fai un’analisi, quando balli con uno in disco, quando citofona il vicino, quando chiedi assistenza, quando paghi con la carta di credito, quando vai a prelevare, quando vai allo sportello, quando chiedi un prestito, quando vai al primo appuntamento, quando vai a quella festa di amici di amici, quando.. quando.. quando..
Innumerevoli, anche nell’arco della stessa giornata, sono le azioni che compiamo e che di fatto mettono la nostra vita in mano degli altri; questo sminuisce un po’ il sacro concetto di fiducia vero? Non so come persiste questa convinzione che si debba avere il consenso di qualcuno per godere della sua fiducia e che la nostra sia un dono prezioso da fare solo a chi vale.

banalita’.

Alexander.





Non parlero’ di Bukowski..

24 09 2008

.. ma un’introduzione si rende necessaria.
Bukowski era uno scrittore.
Lui vedeva nelle cose; e poiche’ vedeva, sapeva delle cose.
E, come tutti coloro che vedono e che sanno, era pazzo.
Con la follia, per essa o grazie a essa, scriveva. E pure bene. Ma in realta’ non scriveva, narrava; ma nemmeno narrava, ti fa narrare, o meglio regala quell’unica sensazione che siano i tuoi occhi a scrivere, che siano loro che, vedendo nelle cose, stiano concatenando lettere su un foglio.
Bukowski era uno scrittore, pazzo, che vedeva e sapeva, e che non scriveva, ma di lui non voglio parlare.
Perche’ e’ famoso.
E’ uno di quegli scrittori che quando dici il loro nome la gente dice “aaaAAAHhh” con quella parabola concava verso il basso e il sopracciglio alzato che si trauce in “che palle!”. Comunque quando al nome di uno scrittore qualcuno fa “aaaAAAHhh” vuol dire che e’ famoso, e al nome del vecchio Charles molti fanno “aaaAAAHhh”. Anche io.
Non voglio parlare di lui, e nemmeno di me, di come lo ho compreso, apprezzato, assimilato; di come i miei occhi abbiano composto le lettere del suo libro come migliaia di occhi prima di me, decine, probrabilmente, insieme a me. Appunto. Decine in tutto il mondo, decine di persone con cui non potrei mai comunicare, perche’ non ci capiamo, ma capiamo lo stesso libro, i nostri occhi compongono le stesse parole.
Io voglio parlare dei Perfetti Sconosciuti che appaiono sotto l’ignota voce “Traduzione:”.
Di molte cose scritte si apprezzano i contenuti, sono loro a far rumore, a muovere e a commuovere, a far pensare e ridere, sono i contenuti che fanno di un libro un gran libro.
Non e’ vero.
E’ la forma, con essa si puo’ raccontare tutto. E’ la forma che rende grande uno scrittore. E’ la forma che il Perfetto Sconosciuto deve tener da conto. Io ho, forse, apprezzato Bukowski per come scriveva, in realta’ amando come lo ha scritto il Perfetto Sconosciuto. Di chi mi devo ritenere ammiratore quindi?
Volevo parlare di tutti Sig. Perfetto che lavorano nell’ombra confezionando piccoli miracoli. Ma forse non l’ho fatto. Amen.
Un tempo si scriveva e c’era chi si impegnava a illustrarli per renderli piu’ comprensibili.
Un tempo si scriveva e c’era chi si impegnava per renderli semplicemente comprensibili.
C’era una volta il Manzoni illustrato dal Dore’.
Ci sara’ una volta il Bukowski tradotto dal Paolini.

Alexander





Trasloco

23 09 2008

Era, sicuramente, un filosofo greco, credo, che formulo’ una teoria secondo la quale scrivere fosse fondamentalmente una cosa inutile. Sosteneva che nell’atto stesso della scrittura si andassero a perdere i concetti che si cerca di formulare.

Ora sorvolando su quella che dovrebbe essere una dovuta riflessione su come possa stare l’autostima post-mortem di quel filosofo, non ricordato da un perfetto sconosciuto, devo convenire con le sue conclusioni. In quei rari momenti di lucidita’ in cui mi viene da scrivere qualcosa, e ancor piu’ rari quelli in cui poi effettivamente ne pratico l’intenzione, mi scontro con questa atroce verita’. Questa grottesca situazione partorisce quello che alcuni, probabilmente nullafacenti o con un sacco di tempo libero, vedranno scritto qui.

Sono apppunti, dichiarazioni d’intento, approssimazioni di concetti o storie che avrei voluto scrivere, ma che, in realta’, non scrivero’ mai.

Alexander