Sono MoRtO

25 11 2008

No, non preoccupatevi io sto bene, lui e’ MoRtO.
MoRtO si e’ presentato a noi comuni mortali venerdi’ sera al Bloom di Mezzago, Lin, Lan e Len sono giunti per celebrare la centesima apparizione di Morkobot sul pianeta Terra e in occasione di questo importante anniversario e’ stato presentato MoRtO.

Prima di questa eucarestia sonora i Taras Bul’ba hanno intrattenuto i presenti, una buona prestazione per questo trio acido e strumentale, degna spalla dei tre araldi di Morkobot, purtroppo lasciano il fianco a qualche critica, prima su tutte l’ effettiva pesantezza che alla fine ha portato il concerto sulla soglia della noia, difetto che pero’ ha permesso di capire che non e’ da tutti riuscire a tenere alta la soglia di attenzione del pubblico se si propone musica strumentale. E diciamolo, Morkobot sotto questo punto di vista e’ ineccepibile, ma andiamo con ordine:

MoRtO e’ una canzone di circa 40 minuti (su myspace trovate qualche estratto del nuovo disco) che per intercessione divina e’ stata divisa in 3 parti per essere resa piu’ assimilabile dai poveri e umili mortali esseri umani che seguono le apparizioni sonore di Morkobot, sia dal vivo che su dischi di varia natura.

Lin, Lan e Len riescono in un ora abbondante a introdurci, nella prima parte del concerto, il nuovo venuto e deliziare i seguaci nella parte finale con gli immortali echi di Skrotokolm, Zorgongollac e Poldon.
Proprio per Poldon mi sento in dovere di spendere qualche parola in piu’, posta alla fine del concerto, un odissea spaziale e psichedelica che ha causato una trance collettiva per una ventina di minuti buoni ed e’ qui che si capisce la potenza del trio perche’ pur risultando sulla carta assolutamente indigeribili (2 bassi con una sfilza di pedali da parer la trappola degli acchiappa-fantasmi e una batteria, senza voce) riescono a non annoiare suonando di filato per un ora e venti, senza proferir parola tanto che non si sapeva quando e come mostrare il gradimento dell’ evento. Tutto fuso in un unica grande canzone, un flusso ipnotico di coscienza collettiva.

E quindi, questo MoRtO com’e'?
E’ ancora presto per dirlo, ma ritornero’ sicuramente a parlarne, per ora rimane solo l’ ennesima riconferma di quanto possa essere intenso e piacevole uno spettacolo di Lin, Lan e Len che schiavizzati da Morkobot danno voce ai suoi echi cosmici e interplanetari. Bravi.

Matteo (che sente il disperato bisogno di comprare una macchina per catturare le immagini durante i concerti)

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Vega, andata e ritorno

23 11 2008
Janvs - VEGA Artist: Janvs
Album: Vega
Released: October 6, 2008
myspace

Nigredo, Fvlgvres: queste sono le tappe artistiche che hanno portato gli Janvs all’ incredibile maturazione di oggi e con l’ ultima pietra miliare di questo percorso, Vega, troviamo un gruppo che abbraccia sonorita’ nuove, donando a questo lavoro un respiro “cosmico” che difficilmente possiamo far quadrare all’ interno di un etichetta oramai fin troppo riduttiva come quella del black metal a cui sono associati fin dal loro esordio.
Gia’ la copertina del disco, rappresentante l’ azzurro mare che all’ orizzonte si unisce ad una volta celeste calda e avvolgente, pare una dichiarazione d’intenti, quasi a voler esprimere un netto cambiamento rispetto al glaciale azzurro che capeggiava sulla copertina di Fvlgvres.

Delle sette composizioni che formano il disco, a parte l’ intermezzo strumentale Dazed, interamente composto ed eseguito da Diego Banchero (Malombra, il Segno Del Comando, Recondita Stirpe e altri), tutte sfiorano almeno i 7 minuti di durata creando un flusso eterogeneo di musica. L’ album si apre con Torri di Vetro, classica apertura black, ma gia’ a meta’ della canzone si comincia ad intuire che anche stavolta c’e’ qualcosa di diverso, che il progresso del suono della band continua, non ci troviamo di fronte ad un Fvlgvres II e con la successiva Saphire ogni dubbio viene fugato: l’ uso massiccio di parti
vocali pulite, nonostante il tappeto ritmico viaggi sempre su tempi sostenuti, potra’ lasciare perplesso piu’ di un ascoltatore, soprattutto i fan piu’ intransigenti, per un allontanamento radicale dagli stilemi del black.
Tarab ipnotizza con il suo incedere arabeggiante e cosmico, black metal che sposa il doom per viaggiare nel cosmo e la successiva sopracitata Dazed ci accompagna in lidi prossimi alla psichedelia.
Mediterraneo riporta invece l’ ascoltatore con i piedi per terra (o in alto mare?) con Argento che ancora una volta presta mente e voce agli Janvs, un inno al mare, elemento che figura, come gia’ detto, nella stupenda copertina del disco ad opera di Francesco Gemelli.
Vega ripropone un uso massiccio del cantanto pulito, da parte di Riccardo Morello, coadiuvato dalla seconda voce in scream.
In chiusura troviamo Vesper II, seguito dell’ episodio apparso su Fvlgvres questa volta dotato di parola.

Una sola parola puo’ descrivere al meglio questa nuova fatica dei talentuosi Janvs: emozionante.

Matteo

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Giuro..

20 11 2008

..sembra incredibile, ma cominciano ad arrivare i primi commenti relativi a quest’angolino un po’ particolare.

Accolti con piacere i complimenti (uno), e’ ben inteso che uno Scrittore attento alla Critica come me presti maggiore attenzione alle lamentele (molte), le ascolti, le assimili, le comprenda, spieghi gli errori al suo amato Pubblico, e li corregga, infine.

Il commento (negativo) piu’ frequente, quasi costante, e’ relativo alla lunghezza dei miei Articoli. Troppo lunghi, prolissi, sebbene interessanti; in pratica, la gente si rompe il cazzo a leggerli. Bene. Giuro che esercitero’ la mia capacita’ di sintesi fin da subito.

Ogni volta che mi imbatto in una lamentela del genere, d’altro canto, non so perche’, assai probabilmente per turbe mentali originate dal mio torbido e oscuro passato, mi riecheggia in testa una dichiarazione di Umberto Eco, che lessi di sfuggita, non so dove, non so quando e nemmeno il perche’. L’intervistato, reduce dai clamorosi successi de “il nome della rosa” e “il pendolo di Foucault”, dopo aver incassato i complimenti (molti) si trovo a far fronte anche a una critica (una) che, a questo punto, suona un po’ tutti familiare. Gli si imputava infatti una certa prolissita’ narrativa e osticita’ lessicale soprattutto nelle parti iniziali dei suoi libri, che abusavano di lingue straniere, e lingue morte, di corpose descrizioni e di “side story” davvero poco inerenti alla trama principale.

La risposta del nostro ammirato autore fu, come se ce ne potessimo stupire, arguta e, a mio modesto parere, geniale. Sosteneva, infatti, di non essere affatto colto impreparato dalla critica, anzi, questo era proprio il suo obiettivo. Il primo centinaio abbondante di pagine, in entrambe le opere prese in considerazione, rappresentavano quella che per lui era una “prova per il lettore”. Solo chi davvero interessato ed abile a comprendere la trama, il messaggio, e la morale delle sue opere sarebbe stato in grado, o avrebbe avuto semplicemente la voglia, di superare tale scoglio, ricevendo, come premio, una spettacolare esperienza letteraria (si, si, quest’ultima parte l’ho enfatizzata io).

Detto questo: attenzione! Sia ben chiaro, io, mai e poi mai, innalzero’ le mie quattro righe al livello delle migliaia scritte da un tale Autore, io scrivo cosi’ perche’ cosi’ so (o non so) fare, perche’ cosi’ mi piace, e cosi’ mi pare; d’altro canto, pero’, e’, per me, inevitabile riflettere profondamente su tutta questa questione, e, naturalmente, analizzarla, oltre che da un punto di vista generico, applicandola al web, sede dei miei scarabocchi.

Eco, con la sua prova, a cosa mirava? a selezionare i propri lettori, come detto, sia sotto il punto di vista culturale, sia, e soprattutto a mio modestissimo parere, sotto quello applicativo. Eco voleva che chi si apprestava a leggere fosse seduto, comodo, concentrato, e non avesse ansia di leggere una pagina dopo l’altra, di giungere alla fine. Il suo scopo era ragionevole al di la di ogni dubbio, sicuramente io lo condivido; sintetizzando (visto?) voleva che il suo lettore tipo fosse un individuo che, semplicemente, provasse il “piacere di leggere”.

Insieme a questo ricordo con affetto i tempi del debutto “mass market” internettiano, quando in vendita c’erano i modem 33k, e i 56k costavano un sacco di piu’; mi ricordo il libero@sogno, tariffa con la quale potevo navigare convenientemente dalle ore 20 alle ore 8, e che per le ricerche si utilizzavano siti del calibro di Virgilio, e SuperEva (!!!), ma soprattutto ricordo che caricare una pagina richiedeva il suo tempo, e che per questo aprivi solo quel sito che ti interessava, e utilizzare piu’ finestre di navigazione, beh, era solo un esercizio di fantasia. Possiamo, a conti fatti, sostenere la tesi secondo la quale col 33/56k la “prova per il lettore” era insita nel concetto stesso di navigare la rete. Ci si connetteva, ci si sedeva, comodi, e concentrati a trovare le informazioni necessarie, senza l’ansia di caricare una pagina dietro l’altra. Il navigatore tipo era un individuo che, semplicemente, provava il “piacere di navigare”.

poi l’evoluzione/rivoluzione delle connessioni ad alta velocita’, non piu’ limiti per soddisfare la domanda; ad un aumento di velocita’ disponibile, corrisponse una proporzionale “fame informatica”, sia essa intesa in senso stretto, od in senso lato.

La fame, in un secondo momento, si e’ trasformata in “delirio di informazioni”, in forsennata ricerca di dati, file, download, film, musica, applicazioni, comunita’, attivita’, mail, insomma una costante ricerca, fine a se stessa, per riempire una banda che, comunque, avremmo voluto sempre piu’ larga, per riempire hard disk sempre piu’ voluminosi.

Da questo formicaio di attivita’ e’ nato il web 2.0, massima espressione e conseguenza di questa situazione. Nel momento in cui l’offerta di informazioni e’ diventata criticamente scarsa in rapporto alla domanda, l’evoluzione naturale del web e’ stata rendere offerta il soggetto stesso che la domandava. Ora l’utente medio e’ sia produttore che consumatore, freneticamente attivo in entrambi i ruoli, e, finalmente, la rete basta a se stessa.

Ma.

Pur volendo sorvolare sulla pulsione voyeuristica che ha spinto al successo di tale evoluzione, non possiamo far a meno, adesso, rileggendo poche righe piu’ in alto, di prendere atto di come il nostro “navigatore tipo” sia mutato, e con lui anche la nostra assocciazione con il “lettore tipo”. Se riflettiamo un attimo (non vi chiedo di piu’) ci rendiamo conto facilmente che in preda a questa frenesia, le nostre abitudini di navigazione sono cambiate, dovendo produrre info, ma anche assimilarne, ormai infinite, il tempo medio che dedichiamo ad una pagina web, singola, e’ pari a pochissimi secondi, per i piu’ abili anche meno. Approfondendo il concetto, se la pagina che apriamo non ci da subito le informazione a cui ambivamo, ed e’ lunga, complessa, o semplicemente poco accattivante, finisce nel cestino, dimenticata, senza appello dopo un giudizio di pochi decimi di secondo. In questa situazione, pero’, di quanto leggiamo, qual’e’ la percentuale di apprendimento? quante delle informazioni che acquisiamo vengono elaborate in concetto? Qual’e’ a conti fatti il fine di tutto questo aggiornamento, non-apprendimento personale? Posso azzardare un numero stupefacentemente prossimo allo zero?

Ebbene? preso atto di cio’?

Nulla.

Se non che me ne sbatto il cazzo se mi dite che gli articoli sono lunghi, perche’ il problema e’ nostro, non mio. E sinceramente spero di essere stato abbastanza sintetico.

Alexander.





La Diversità

12 11 2008

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5 Novembre..

9 11 2008

..e oggi dal suo giacilio, in camera sua, in quella di un albergo o di un ospedale, oppure da sotto un ponte, si alza, se ha dormito, magari ha lavorato e sta tornando a casa solo ora, un uomo diverso.

Quello che si stiracchia, stanco o riposato, con gli occhi, comunque sia, impastati dal sonno, a parte l’apparenza, e’ un uomo consapevole; e, finalmente, davanti allo specchio, consapevole della propria consapevolezza.

Quello di oggi, e’ coraggioso, o quanto meno non e’ mai stato tanto certo di esserlo, benedice di esistere, perche’ e’ per giorni come questi che vale la pena essere venuti (e rimasti) al mondo; e’ certo di essere entrato nella storia. E’ un uomo piu’ forte.

Scopre di essere tornato un sognatore, capace di credere nell’impossibile, nelle illusioni, di aver abbandonato il cinismo e il pessimismo, di sapersi abbandonare alla speranza, per disperazione.

E’ con la testa tra le nuvole, oggi, e ama di piu’. Vive un mondo migliore, nuovo; e’ piu’ simile ai suoi simili, e oggi li sente particolarmente tali.

E’ incoscente, non pensa a domani, oggi c’e’ solo oggi, e soprattutto non e’ piu’ ieri, finalmente. E’ tronfio di se perche’ i libri parleranno di lui come si parla oggi dell’uomo rinascimentale, il medioevo e’ finito.

“…And they lived happily ever after…” il male si e’ estinto, l’orco e’ stato battuto, il mondo strabuzza gli occhi alla luce. E non importa che il mostro fosse proprio lui, quest’uomo; che fosse la sua mente, e quella di tutti i suoi simili, che allora non erano per nulla simili, ad aver non solo generato ma anche portato in alto, e fatto rimanere al loro posto, mostri.

Fa nulla, quest’uomo e’ anche piu’ napoletano, “chi ha avuto, ha avuto; e chi ha dato, ha dato”, punto.

“…And they lived happily ever after…” perche’ oggi si puo’ essere anche Hollywoodiani, oggi e’ vero cio’ che qualche anno fa era azzardata finzione. E’ quindi condizionato? influenzato? malato questo giorno? no signori, oggi e’, solo perche la comunita’, la comunita’ tutta, ha voluto che fosse! La comunita’ tutta! Tv, cinema, mondo dello spettacolo, e tutto il vicinato. Tutta!

Quindi, non importa del come, ne del perche’, l’importante e’ che la lavagna sia bianca, perche’ il nostro protagonista oggi e’ anche sincero, e si confessa un po’ calcolatore, i mostri non piacciono piu’, il loro fascino iniziale e’ andato sbiadendo, tramutandosi infine in nausea e disprezzo. Conviene, e’ convenuto, e converra’ cambiare, poiche’ quest’uomo, quest’oggi, vuole piu’ soldi in tasca. Vuole, giustamente, piu’ per se, che per altri; del resto degli altri si sono occupati i mostri, e abbondantemente, direi.

Da oggi il nostro amico sara’ meno globalizzato, e piu’ country, da un po’ di tempo a questa parte infatti ha capito che chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni; e l’uomo si meraviglia che non sia diventato uno slogan, elettorale magari, scritto su milioni di cartelli.

(non c’erano vero?)

Nell’i-pod oggi carichera’ un po’ meno heavy metal, e mettera’ un po’ piu’ beatles, al bar berra’ il caffe’ salutando con un sorriso il suo vicino, lavorare e studiare sara’ meno pesante, e la pioggia insomma non bagnera’ poi cosi’ tanto, dai.

Ora doccia, barba, e profumo,  bisogna essere belli oggi, perche’ oggi e’ un bel giorno, adeguiamoci, oggi e’ la svolta, oggi e’ storia, e da questo punto in poi’ tutto andra’ meglio, il futuro ci sorride, e i mostri son stati sostituiti da sogni.

“…And they lived happily ever after…”

Poi domani ci si svegliera’.

Good Morning America.
Alexander.





L’ evoluzione della specie?

2 11 2008

Cosa succede se in un progetto open-source mischiate Firefox e iTunes?
Semplice: nasce Songbird, un interessante progetto la cui versione 1.0 nel giro di pochi mesi vedra’ la luce, stando agli aggiornamenti degli sviluppatori, ma gia’ dalla beta e’ possibile carpire le enormi potenzialita’ del progetto.
Nato sulla scia di player musicali di ultima generazione, come iTunes, che basano il loro funzionamento principalmente su grosse librerie multimediali di musica digitale, Songbird prende in prestito il cuore di Firefox per creare un player modulare ed espandibile grazie al sistema di estensioni reso famoso proprio da Firefox, con semplici click e’ possibile aggiungere funzionalita’ in piu’, tutte correlate alla multimedialita’ del progetto.
Songbird e’ inanzi tutto un lettore musicale, ma cosa succederebbe se un estensione vi permettesse di visualizzare automaticamente le informazioni della band prese da last.fm, le foto da flick o i video da youtube? Semplice, Songbird e’ anche un browser, e’ possibile aprire una nuova scheda e vedere, scoprire, navigare dove ci pare partendo da qualche link, immagine o video, comparso grazie alle estensioni, nella pagina principale della libreria.
Con Songbird e’ possibile sapere date di concerti, acquistare il biglietto di uno spettacolo in qualche semplice passaggio, senza passare da un programma all’ altro per ricercare informazioni su questo o quell’ artista che stiamo sentendo proprio in questo momento, mentre magari si sta scrivendo un articolo per il blog, come questo.
Le estensione permettono anche l’ aggiunta del supporto agli iPod e ai lettori portatili, permettono il fetch delle cover da diversi siti, e mille altre cose.

Osservando la beta e’ facile dimenticarsi delle ancora grosse lacune sulla gestione base della libreria, perche’ lo sguardo di insieme al progetto non puo’ che stupire, perche’ la prima cosa che viene in testa e’: ma perche’ diavolo non ci hanno pensato prima?
In un era dove la convergenza comincia a farla da padrone Songbird e’ il primo passo per portare realmente la musica sul web in maniera diversa da quella che fino ad oggi si e’ intesa, dalla parte dell’ ascoltatore, un integrazione con il world wide web della libreria personale di ogni utente, personalizzabile come si preferisce e foriera di nuove e stimolanti scoperte nel mondo della musica.
Se questo progetto dovesse avere il successo che merita e’ anche auspicabile l’ interessamento da parte dei big dell’ industria musicale, che ad oggi fra drm, mp3, p2p, myspace, creative commons e store online ancora non riescono ad inquadrare il nuovo corso che la musica sta intraprendendo, rimanendo ancorati a vecche idee di supporti e diritti che andrebbero pesantemente rivisti.

In attesa della versione 1.0 non resta che recarsi sul sito http://getsongbird.com/, notare che la classe si vede anche dai piccoli dettagli, come la cover dei Fugazi visibile nello screenshot, scaricare la beta, sperimentare, seguire il blog e magari contribuire al progetto.

Ultima, piccola, chicca: l’ icona del programma e’ attualmente un piccolo uovo con delle crepe, non resta che aspettare la 1.0 per vedere il pulcino finalmente spiegare le ali

Matteo

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